Dopo Spazio Tadini la Grecia torna a Milano per parlare di crisi in Triennale a cura di Pierre Kaloussian Velissiotis per Sguardi Altrove

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Il (re)vagito del mediterraneo

Nessuna area geografica del globo come quella del bacino Mediterraneo ha tanto influenzato il pensiero umano e non solo occidentale. Nessuna terra, quanto quella ellenica, gli ha fornito tanti elementi di cui nutrirsi coadiuvandolo a raggiungere un benessere intellettuale.

Infine, nessuna delle virtù quanto l’arte, intesa in senso lato e nella sua accezione aristotelica, è mai riuscita a modellare, improntare, indirizzare, contestare e, alle volte, avvallare, a torto o a ragione, quanto da esso prodotto in campo socio-economico e, ancor di più, in quello politico-culturale.

Fin dai tempi dell’antichità l’arte, in particolare quella pittorica e scultorea, grazie al suo linguaggio immediato, facile ed universale, ha avuto la capacità di penetrare e  forgiare la coscienza umana, assumendo un ruolo attivo e non solo rappresentativo.

Spesso l’ha aiutata a comprendere se stessa e il mondo (arte e mitologia, arte e religione).

Si tratta di qualità portatrici e propinatorie di nuove concezioni e idee, non solo artistiche ed estetiche, ma filosofiche, psicologiche, sociali e politiche.

Sono caratteristiche attribuibili a tutta l’arte comune e, con adattamenti temporali e spaziali, riconoscibili in tutti  i movimenti e periodi artistici, dal Rinascimento al Romanticismo fino alle avanguardie contemporanee.

Il periodo storico che stiamo vivendo è di grande cambiamento e la produzione artistica riflette tutte le contraddizioni e le difficoltà del momento. Viviamo una crisi che non è solo economica. Scaturisce anche da conflitti di una cultura diffusa che pone resistenza al cambiamento, che mostra intolleranza verso “il diverso”, che pone chiusure e ostacoli al dialogo tra i popoli. Resistenze che affondano le loro radici in paure spesso inspiegabili, costruite ad hoc sotto l’incanto della difesa, della sicurezza, della conservazione della propria identità culturale. Si tratta di meccanismi che vengono messi in moto ad ogni occasione e svelano quanto l’unità europea sia frutto di un risultato voluto e deciso nei “palazzi”, nella logica delle convenienze politiche ed economiche, ma che non ha coeso la popolazione dal basso, ovvero non è stata accompagnata da un cambiamento culturale e avvertita come un bisogno dalla gente.

Il risultato è che abbiamo costruito una società dove il denaro e’ diventato strumento privilegiato di misura della creatività umana, materiale o intellettuale che sia, è assurto a Valore Primo in nome del quale si giustificano ingiustizie, abusi e soprusi, guerre e morti.

Vogliamo gridare e bisbigliare, confrontarci e affrontarci, piangere e ridere, cogliere e trasmettere. Vogliamo COMUNICARE e scegliere la forma migliore e più nobile per farlo, come ci hanno insegnato i nostri gloriosi e nobili padri. Ecco perché sono presenti gli artisti greci con un linguaggio privilegiato, l’ARTE, prima ancora dell’EURO.

Il LOGOS E IL PATHOS prima ancora dello SPREAD e del DEFAULT.

La opere degli atisti greci presenti alla triennale rieccheggiano l’enunciato con veemenzaè affrontano tematiche che interessano da vicino anche l’area del mediterraneo:

Miltos Manetas affronta il fenomeno mondiale della globalizzazione cinica e, focalizzandosi sulla più globalizzante delle invenzioni la RETE , inneggia ai suoi potenziali effetti positivi come la interazione, la comunicazione, e se vogliamo, la interdipendenza solidale tra tutti i popoli.

E mentre Almanaos denuncia il moderno cavallo di troia, la finanza speculativa, che assedia ed insidia le economie dei paesi meno forti logorandole, la Kondonidou con pezzi di scrittura, frammenti, contemplazione poetica e sagome interrotte, deformate e immerse nella pittura, demolisce e ricompone faccie e emozioni di una realtà distrutta che rendono le sue opere una critica socio – politica sulla perdita dell’ integrità e dell’ unità colletiva o individuale che sia.

Panos Tsigras con le opere della serie “Golden newspaper”  intuitivamente nate come reazione a quanto legeva e sentiva succedere in grecia, rispecchia lo stato d’animo di ogni cittadino di questo paese.

Papadimitriou, invece,  con l’elogio all’ illegalità degli alloggi spontanei costruiti dalle comunità che vivono vicino alla soglia di povertà indirizza una sorta di critica distorta alla capacità del capitalismo di creare ingiustizie sociali ed estremi.

Ciò che tuttavia lega in modo compiuto queste opere alla rassegna “ L’ARTE IN TEMPO DI CRISI” non è tanto il carattere passivamente rivelatorio o rappresentativo di fatti, tempi o spazi ,  quanto la loro capacita di penetrazione , di riscuotere l’interlocutore inducendolo a riflettere, di  prospettare una reazione, di riscatto e di rinascita, capacità che abbiamo anticipato essere prerogativa dell’arte.

E’ un vagito, e come tale portatore di speranza, di vita e di futuro ; o come ebbe a dire Salvatore Quasimodo  «… E’ la natura ellenica (e di tutto il Mediterraneo oserei dire) l’abbandono alla stagione fiorita, alla certezza che è nel grembo di Afrodite: in Grecia dove sono le viscere dei misteri di Eleusi, l’abisso d’ansia del rituale dionisiaco, là dove ci sono la pace e la conciliazione estrema che spezza ogni nodo di buio ».

Io mio augurio e’ che l’arte, sganciata da ogni condizionamento, possa ancora una volta, aiutarci a cogliere gli elementi che sottendono la crisi, partendo dai valori e dalle esigenze fondamentali dell’essere umano.

Pierre Kaloussian Velissiotis

Melina Scalise